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Bilanci e polemiche dopo il Carnevale...

ImageA ripetersi sugli stessi argomenti si rischia davvero di divenire tediosi più ancora che noiosi. E quindi forte è la tentazione di andare oltre. Eppure le occasioni che questa città offre per ritornare su alcune sue incomprensibili inadeguatezze sono sempre copiose, a tal punto che si potrebbero passare le intere giornate a parlare di questo.
Non a caso sport preferito di molti veneziani, i quali non trovano di meglio che rimescolare l’eterno brodo del virtuale coprendosi gli occhi sull’effettivo, per non rimanere accecati dalla visione di sé e delle proprie imprese.
Toni trionfalistici alla fine del Carnevale, con indignazione a levare del nostro barbuto Lìder Maximo in forma di incalzante richiesta ai concittadini di che cosa si voglia, ma soprattutto se lo si voglia, nel futuro per questo evento, vera fotografia dello stato delle cose cittadino. Una domanda retorica quanto mai dovuta e che sottende un malcelatissimo fastidio per l’inadeguatezza della borghesia veneziana, incapace di avere coscienza piena di sé e dei suoi doveri, delle proprie responsabilità.
Un evento che porta decine e decine di milioni di euro a un ristretto giro di un qualche migliaio di esercenti, che non viene sostenuto dalle categorie rappresentative degli stessi, penso sia uno dei tanti record indecenti della decadenza veneziana di questi decenni.
Chi mai dovrebbe sostenere i costi di un investimento che assicura un importante ritorno se non chi gode direttamente dello stesso?
Domanda da seconda elementare, ma state certi che le risposte, a fare un’indagine seria con i protagonisti di questa fuga dalle responsabilità, sarebbero delle mirabolanti acrobazie dialettiche, motivatissime da tremilacinquecento distinguo. Il solito insopportabile bla bla bla.
Eppure il fatto è macroscopico, incredibile, inaccettabile in un contesto normale. Ma qui si vive, o si viveva, di leggi speciali, di progetti speciali, di tempi speciali, che a forza di vivere eternamente speciali si è persa la cognizione dei profili normali del quotidiano.
Ed infatti è inutile interrogarsi razionalmente, dandoci delle spiegazioni razionali; la questione è proprio antropologica, DNA puro.
La ragnatela che soffoca questa città è fatta di un establishment che si autoalimenta perennemente in uno stato di stordimento rassicurante, rintanato nelle sue equazioni asfittiche e autoreferenziali da sempre, senza neanche un fugace impulso di dare un’occhiata oltre il ponte. Della libertà, s’intende, eh sì! La libertà di rimanere chiusi e conclusi, soddisfatti e pieni di sé, lamentandosi solo tra simili e consanguinei.

Parliamoci chiaro, il Carnevale è stato, assieme alla sorpresa del Capodanno, un momento di positiva reazione alla resa che sembrava definitiva all’inadeguatezza di saper far fronte a questi eventi identitari della città. Complimenti a chi ha saputo rischiare, spendersi in prima persona, regalando rinnovato vigore e nuova linfa adrenalinica a un corpo organizzativo sfibrato e sfiduciato. Quindi viva Etabeta di Alessandro Dal Prà, viva il Sindaco che ci ha creduto. E non sono complimenti retorici di circostanza, no. Perché assumersi il rischio di credere al rilancio di un evento così strutturalmente in crisi non è mai un fatto scontato, anzi.
Ciò detto, andrebbero da oggi individuati percorsi seri su cui incanalare questa ripartenza. Percorsi che prevedono figure professionali di altissimo livello in tutti i settori dell’evento, dalla curatela artistica alla produzione esecutiva, dalla ricerca sponsor al marketing alla comunicazione. Certo, sarebbe un lavoro duro, difficile, ma l’unico sensato per ridare profilo internazionale adeguato a un evento di tali, potenziali dimensioni.
Per fare questo ci vogliono soldi, tanti, non certo uno, ma almeno tre, quattro milioni di euro. E i soldi nessuno te li regala, tanto meno gli sponsor che mai come oggi vogliono partecipare all’evento, conoscerne i contenuti in dovuto anticipo, concorrere a costruirne di nuovi.
Da questo punto di vista è una partita persa in partenza, perché ha un bel dire Cacciari che quest’anno si è presentato con buon anticipo il programma il 7 dicembre, ben due mesi prima! Non scherziamo. Sono altri i livelli di lavoro che vanno percorsi. Però, ripeto, ci vuole un’iniezione di benzina, e però poi ci vogliono anche buoni piloti, perché il carburante da solo non ti guida in alcun dove.
Quindi ci vorrebbe una classe dirigente disponibile ed aperta, che apra davvero un tavolo di responsabilità che costringa, obblighi le categorie a investire tutto quello che possono, senza tentennamento alcuno, minacciando seriamente di sospendere l’evento in caso di indisponibilità. Ma davvero così si deve fare, basta prendersi in giro! In secondo luogo, e questa forse è l’operazione più difficile perché richiede umiltà e consapevolezza dei propri limiti, aprirsi al mondo, accogliere professionalità forti, pescarle negli eventi più riusciti, come le squadre di calcio che cercano di soffiare i fuoriclasse alle avversarie.
Questo non significa chiudere gli occhi su un grande patrimonio di professionalità cittadino nell’organizzazione tecnicoproduttiva, ma anche nella produzione artistica e delle idee. Anzi, questo Carnevale ha dimostrato che ci sono queste risorse, e sono anche preziose, perché nascono in un territorio speciale che ha bisogno di una conoscenza speciale delle sue dinamiche. E infatti da un punto di vista organizzativo i veneziani sono l’asse insostituibile del tutto. Ma è il valore aggiunto che va attinto dal di fuori, nella comunicazione, nelle sponsorizzazioni, nella direzione artistica, nelle relazioni internazionali.
Un Carnevale di Venezia deve avere in questi settori i migliori, gente abituata ad alzare il telefono e parlare con chi vuole ovunque in qualsiasi momento. Uno che non vive in questa città e legge queste righe penserebbe di essersi imbattuto in qualche pensiero naif di un qualche stralunato megalomane della domenica. Magari fosse così.
Purtroppo, invece, per chi conosce l’andazzo è pura e drammatica scoperta dell’acqua calda.
Mi scuso ancora, quindi, di avervi tediato. Perché, lo so, è un po’ come il conflitto di interessi, che a forza di esistere, persistere, resistere rende patetico e anacronistico chi continua a denunciarne l’essere. Eppure ci vorrebbe poco, davvero, perché pochissimi luoghi hanno queste fortune sotto i piedi.
Mai dire mai, però…


di Massimo Bran
:venews

Commenti

quest'anno il carnevale è stata una bella festa per la città, con grande partecipazione da parte dei veneziani! 
c'è da sperare che questa riuscita apra la strada ad una maggior attenzione da parte di chi fa le scelte economiche per la città...Venezia ha grandi risorse e potenzialità ma credo che non le si dovrebbe dare troppo per scontate!!! 
.

Scritto da Claudia il 2007-03-16 12:00:29

soldi soldi soldi
sono d'accordo sul fatto che il livello dle carnevale potrebbe essere molto più elevato!!! ma il comune preferisce spendere i nostri soldi in progetti assurdi e inutili per la città, come il MOSE che ci fa ridicolizzare dal mondo intero invece di investirli in una festa che da prestigio a Venezia!!!! .

Scritto da Mario il 2007-03-21 10:51:50

un impiegato comunale
ma vogliamo smetterla di accusare ingiustamente la giunta comunale!?? che il progetto MOSE non l'ha nemmeno voluto?? 
il carnevale è e rimane la festa più bella per pagare gli organizzatori di eventi.

Scritto da Visitatore il 2007-03-21 10:55:18

difficoltà e carnevali in crisi
Noto con dispiacere che purtroppo simili problemi sono quest'anno argomento principale del nostro Carnevale. 
Speriamo che il nostro consolidato gruppo http://www.iribellidaltramontoallalba.it riesca a tener vivo il Carnevale del nostro paese. 
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Scritto da Visitatore il 2008-11-17 16:50:39

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