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X Salone dei Beni e delle Attività Culturali

Salone dei Beni culturali a VeneziaSi svolge dal 1 al 3 dicembre al Terminal passeggeri di Venezia, la decima edizione del Salone dei Beni e delle Attività culturali di Venezia e di Restaura, il salone del restauro dei beni culturali.
Arrivare al traguardo dei dieci anni non è fattore trascurabile in un paese dove i Beni Culturali a parole rappresentano un’innegabile risorsa, ma nei fatti sono trattati alla stregua di una cenerentola nel già risicato bilancio dello Stato che fatica a fare fronte alle partite correnti.
Il decimo Salone dei Beni e delle Attività Culturali di Venezia rappresenta un momento di confronto proficuo tra pubblico e privato, tra istituzioni museali ed organismi europei tutti impegnati nella tutela, promozione e valorizzazione del patrimonio artistico e culturale delle differenti realtà geografiche.
Un appuntamento consolidato quindi che vede confermate importanti collaborazioni tra cui quella con il Ministero dei beni e delle Attività Culturali - presente al Salone con un grande spazio espositivo, un importante convegno e che inaugurerà ufficialmente il Salone nella persona del Sottosegretario ai Beni Culturali Danielle Gattegno Mazzonis - e quella con la Provincia di Venezia che ha permesso di innescare un concreto dialogo tra le numerose Province italiane che insieme daranno vita ad un tavolo di lavoro e di scambio dei diversi modelli operativi nella valorizzazione del territorio.
Da sottolineare inoltre la conferma dell’apertura internazionale con la rinnovata presenza del Consiglio d’Europa e la VII edizione di «Viaggiandum Est», Borsa del Turismo Culturale, workshop dedicato agli incontri tra qualificati tour operator specializzati in turismo culturale e i rappresentanti delle imprese e dei sistemi di offerta territoriali.

Altro appuntamento confermato e ampliato è «Restaura» che dopo il successo della prima edizione si ripropone come luogo di incontri legati al restauro e alla conservazione, luogo dell’operatività e dell’incontro con il mondo del lavoro e della formazione.

I cosiddetti giacimenti culturali hanno dimostrato nel tempo la potenzialità di trasformarsi in volani economici per intere aree, ma la loro valorizzazione non può passare solo attraverso l’incremento di flussi turistici. La conoscenza del territorio avviene attraverso la comunicazione che è corollario inevitabile ad un’educazione artistica.
Venezia rappresenta uno degli esempi maggiormente controversi di come una città tra le più visitate e conosciute al mondo possieda un numero cospicuo di monumenti ancora sconosciuti ai più.

Il Salone dei Beni e delle Attività Culturali raggiunta la solidità data dalla decennale esperienza esce sempre più dai confini nazionali per allargare la dimensione di un territorio che necessita di essere omologato ed aggregato per storia, superando i limiti geografici per addivenire ad un percorso di consapevolezza collettiva, che implica costituzione sistemica anche dal punto di vista delle infrastrutture. La vetrina del Salone rappresenta solo la punta emergente di un iceberg, dove ogni realtà cerca di far fruttare al meglio le scarse risorse economiche per comunicare una determinata zona. Il rischio è quello di confondere il Salone dei Beni Culturali con una vetrina di carattere turistico; è vero semmai il contrario.

La vera emergenza è data dalla difficile situazione conservativa in cui versano un gran numero di siti. La frammentazione dell’offerta culturale - è anche e soprattutto in contesti simili che l’Italia si scopre sempre più il paese dei mille campanili - produce un’offerta elevata e spesso poco incline ad attrarre il giusto numero di visitatori.

La con-fusione tra beni culturali e turismo va intesa nel verso di rendere consapevoli i cittadini della cultura come valore. Le fila di visitatori per le grandi mostre non sono che lo specchietto per le allodole di un sistema che fatica non poco a trovare uno stabile equilibrio, tra numeri da record, il business della cultura, e le sale chiuse dei musei statali per mancanza di fondi per pagare gli stipendi al personale. Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali ha il preciso compito di sostenere la crescita dell’idea di cultura necessaria in Italia.

Non esiste una cultura collettiva, esiste un’idea di necessità immateriale, che calata nella realtà dei nostri giorni è coscienza e volontà di sintesi con la storia e con le sue testimonianze del passato. Le vetrine servono a mostrare il meglio e confrontare in qualche modo le eccellenze e non solo. In questi anni il salone di Venezia ha offerto per primo l’idea di uno sviluppo sostenibile in termini economici e di allargamento della fascia di utenti verso la definizione di un nuovo modello di bene culturale, allargato alla visione a tutto tondo di un territorio: dall’arte alla cucina, dalle tradizioni all’ospitalità. La resa finale è la creazione di un sistema che porti il bene culturale al centro di un interesse diffuso in grado di auto-alimentarsi convogliando risorse economiche ed intellettuali.
La sintesi tra territorio, cultura ed intelligenza può derivare dal superamento di rigide barriere geografiche ed ideologiche, diinteressi di parte e dietrologie.
La missione è di smentire, dati alla mano, il vecchio adagio «carmina non dant panem».


di Fabio Marzari

:venews novembre 2006

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