Il sale è sempre stato per l’uomo un prodotto necessario, indispensabile sia per l’alimentazione che per la conservazione dei cibi. Già nella preistoria venivano sfruttate le prime miniere di sale, come ad Hallstatt oppure ad Hallein nei pressi di Salisburgo, ma, fin dall’antichità, per produrre sale, furono utilizzate soprattutto le saline, speciali impianti realizzati nelle zone marine costiere.

Anche le lagune alto-adriatiche, da Chioggia a sud fino ad Equilo (Iesolo) a nord, offrirono ai propri abitanti la possibilità di produrre e commerciare il sale. Grazie a numerose testimonianze possiamo sostenere che anche la laguna di Venezia fu utilizzata per questa produzione fin dall’epoca romana (di cui esistono documenti riguardo ad una salina a San Giorgio).

Il sale fu utilizzato come merce di scambio per comprare prodotti dell’entroterra come il grano e rese quindi possibile la nascita dei successivi commerci, dal grande emporio di Torcello, a Metamauco, a Rivo Alto.
Attorno al 1200 la laguna aveva caratteristiche ben diverse da oggi, alcune saline si trovavano dove oggi sorgono palazzi e case private a Canaleclo (Cannaregio) e Dorsoduro. Da qui per esempio resta nella toponomastica veneziana il termine fondamenta che indica la riva percorribile lungo ad un canale e che sembra derivare dal fondamentum salinarum, cioè dal nome con cui si indicava un complesso unitario di saline.

Verso la fine del XII secolo, periodo di massima produzione del sale, in laguna esistevano 119 fondamenti di saline, dei quali circa 1/3 nella laguna settentrionale (la maggior parte tra Murano, Sant’Erasmo, Torcello) e 2/3 nella laguna meridionale, nel territorio di Chioggia. Nella laguna settentrionale le saline furono pian piano abbandonate e sostituite da impianti ittici fino alla loro quasi totale scomparsa nel IV secolo.

A partire dal 1240 Venezia cominciò ad importare sale da tutto il mediterraneo, ottenendo il possesso delle saline di Chioggia e di Cervia. Fu quindi opportuno creare un apparato amministrativo che si occupasse della gestione di questo importante prodotto: il Magistrato al Sal.
Il cospicuo commercio di sale rese inoltre necessaria la costruzione di un luogo dove poterne conservare le grandi quantità (soltanto da Cervia ne giungevano 2/3 mila tonnellate di ogni anno).
Allo stesso modo in cui i Veneziani crearono i fonteghi ovvero case di residenza ma anche di rappresentanza (che erano nello stesso tempo magazzini ed empori), agli inizi del 1400 vennero costruiti lungo la fondamenta delle zattere(uno dei principali luoghi di approdo delle zattere e imbarcazioni che portavano le merci a Venezia) i monumentali Magazzini del Sale.
Questi speciali magazzini, detti Saloni, sono particolarmente robusti nelle strutture portanti perimetrali per reggere all’enorme peso del sale accumulato (potevano contenere fino a 45000 tonnellate di prodotto). Furono utilizzati con la medesima funzione anche per molti anni dopo la caduta della Serenissima Repubblica (oltre il 1797).

I Magazzini, attorno al 1830, vennero sottoposti ad un pregevole restauro da parte dell’architetto Alvise Pigazzini. In seguito, dopo un periodo di decadenza nel XX secolo, furono nuovamente restaurati e restituiti alla città.
Dal 1960 sono di proprietà comunale e volti ad altri usi, principalmente espositivi o come deposito rimessaggio di imbarcazioni.
La facciata della struttura è di un solo piano e sviluppata in lunghezza, con nove grandi portali ad arco di ispirazione neoclassica sovrastati da altrettante finestre a mezzaluna; sopra le aperture centrali campeggia la scritta Emporio dei Sali.
Internamente si allungano nove spazi nei quali veniva immagazzinato il sale e dove ora vengono organizzate le citate esposizioni, tra cui una mostra permanente di Emilio Vedova allestita da Renzo Piano ed inaugurata nel 2009.

 

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