Le paline e le bricole (gruppi di tre o più paline) sono pali di legno piantati sul fondale della laguna. Le prime servono per l’ormeggio delle imbarcazioni, mentre le seconde hanno l’indispensabile compito di indicare il confine tra i canali navigabili e la secca. La normativa che regola il loro utilizzo risale al 1493 e da allora poco è cambiato.

Oltre ai classici utilizzi, le paline sono state recentemente utilizzate per la costruzione di mobili e oggetti d’arredamento. Il legno, consumato dall’acqua e aggredito da alcuni organismi che se ne nutrono, assume forme e disegni molto interessanti. I pali sezionati e lavorati si sono quindi trasformati in sedie, tavoli, librerie molto suggestive.

Secondo una stima, sono presenti in laguna circa 90 mila paline. Queste sono da sempre costruite in legno di robinia che, nonostante sia molto resistente, necessita di costante manutenzione. L’ente che si occupa di questo costoso compito è il Magistrato alle Acque, il quale sostituisce paline per una spesa complessiva di circa 400 mila euro all’anno.

Per porre rimedio a questo problema è stato proposta la ricerca di un materiale alternativo al legno,  argomento che ha subito creato due fazioni di pensiero differenti.

I contrari hanno sollevato molti dubbi. In primis riguardo al lato economico della faccenda che ha creato non pochi problemi durante l’assegnazione del lavoro. In principio infatti, tutte le aziende del settore si erano lanciate per trovare la soluzione migliore e accaparrarsi questo business da 50 milioni di euro, ma mentre le ricerche erano già in atto, il comune ha proposto «una plastica eterogenea proveniente da materiale plastico riciclato dai rifiuti».
Secondo gli imprenditori c’è solo un'azienda in grado di produrre questo materiale e il bando sembra quindi chiamarla in causa troppo direttamente. Inoltre l’eliminazione  del tradizionale legno eliminerà anche chi, in questo campo, ci lavora da sempre.
In secondo luogo, sostituire il legno, materiale ricco di storia e di natura, è come sradicare un simbolo per sostituirlo con qualcosa di finto, trasformando la natura che circonda Venezia in una laguna di plastica.

I favorevoli hanno però dalla loro parte ragioni di tipo economico ed ambientale.
I pali in legno posizionati in acqua durano sempre meno (2 anni) a causa dell’aumento delle teredini, gli organismi che se ne nutrono e che sarebbero sempre di più in laguna a causa dell'aumentare della salinità dell'acqua. Quelli in plastica, sono invece garantiti fino a 10 anni e anche se costano un po’ di più il risparmio economico è notevole. Si eviterebbe inoltre l’abbattimento di migliaia e migliaia di alberi ogni anno, rimossi dalla terra e piantati in laguna per essere mangiati dal mare e distrutti in pochi anni. A favore va anche il fatto che queste nuove paline siano fatte in tutto e per tutto simili alle altre, difficilmente distinguibili da lontano, non cambiano l’immagine della città.

Mentre si iniziano ad intravedere le prime paline di plastica lungo i canali, il dibattito resta ancora acceso; certo è che cambiare un simbolo immutato da sempre non è cosa semplice, soprattutto in una città dove la tradizione vale spesso più dell’innovazione.  

 

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